QUESTO BLOG PROPONE I REGESTI DI ATTI PUBBLICATI SULLA "COLLEZIONE DELLE LEGGI E DECRETI REALI DEL REGNO DELLE DUE SICILIE" TRA IL 1815 E IL 1860. ALCUNI FRA GLI ATTI PRINCIPALI SARANNO RIPORTATI, INTEGRALMENTE, ALL'INTERNO DI APPOSITE BLOG-APPENDICI DOCUMENTARIE.

giovedì 4 febbraio 2010

Sterminare i briganti (1816)

Sapevi che, dopo la restaurazione, Ferdinando I attuò una dura campagna di repressione contro il brigantaggio. In effetti il primo sovrano del Regno delle Due Sicilie s'interessò della materia con quattro distinti decreti, promulgati tra il giugno 1815 e il maggio 1816. Con i primi due, siglati a Portici il 14 giugno 1815, intese abolire le liste dei pregiudicati e condonare le pene comminate per i fatti diretti contro il cessato governo, fissando tuttavia un termine di presentazione alle autorità preposte degli individui caratterizzati come briganti, termine scaduto il quale coloro che non fossero rientrati nell'ordine sarebbero stati perseguitati e giudicati con rigore da Corti speciali. Con il terzo decreto, dato a Napoli il 22 aprile 1816, il sovrano borbonico fissò energiche disposizioni per la destruzione e sterminio di alcune bande di briganti, che stavano commettendo ogni specie di misfatto, spargendo da per tutto il terrore e la desolazione, in particolare nelle due Calabrie, in Basilicata, in Molise e in Capitanata. In queste province una speciale commissione doveva formare delle liste di fuorbando, comprendenti gli individui che percorrevano armati la campagna in aperta resistenza della forza pubblica, fra i quali quelli che componevano le bande guidate da' notorj capi Vito Colagiuri, Carlo Cironte, Paolo Negro soprannominato Pecora, Emmanuele Greco ed i fratelli Vardarelli. Per effetto del fuorbando, come recitava l'art. 6 del richiamato decreto, gli iscritti nelle liste erano dichiarati rei di morte, potendo pertanto essere uccisi impunemente da chiunque. Ogni capobanda ucciso conferiva un premio di 400 ducati, mentre se era consegnato vivo alla giustizia si aveva diritto a 600 ducati. I premi erano raddoppiati se l'uccisione o l'arresto fosse eseguito dalla forza pubblica. Mentre la metà del premio spettava nel caso di uccisione o arresto di altri componenti le bande. Era esposto al rigore delle leggi anche chi, scientemente e volontariamente, offriva ai banditi alloggio, aiuti, viveri, armi, munizioni e notizie dei movimenti della forza pubblica. Gli stessi provvedimenti furono estesi, con decreto del 29 maggio 1816, a tutte le province in cui esistevano bande armate di malfattori. Ulteriori prescrizioni al riguardo si ebbero, nel luglio 1817, con un decreto relativo alla formazione e mantenimento delle liste di fuorbando. Preceduto da un provvedimento (febbraio 1817) di Destinazione di alcuni ufficiali dello stato maggiore dell'esercito, presso le diverse divisioni militari, proprio al fine di arrestare i malviventi. Erano destinati a tale compito i maggiori De Sauget (divisione I), Zeno (div. II), Ruiz (div. III), Vial (div. IV), Rodinò (div. V), Giampaolo (div. VI) e il colonnello in seconda Pegnalver (a Napoli), ai quali fu anche ordinato di fare de' giri per descrivere la topografia delle provincie, specialmente le strade. Con lo stesso provvedimento furono destinati, per la tranquillità generale del Regno, il colonnello Cesare Mari come commissario reale in Capitanata, Basilicata, Molise e ovunque la persecuzione delle principali bande de' fuorusciti esigerà la sua presenza, e il tenente colonnello Francesco del Carretto. Quest'ultimo aveva un compito di coordinamento, per dare unità ed assieme alle azioni militari e, quindi, continuità alle attività rivolte a perseguitare incessantemente le compagnie dei malviventi. Infine analoga azione di repressione si registrò in seguito alla promulgazione di un decreto del marzo 1820, in particolare per le zone di confine con lo Stato Pontificio.

ARGOMENTI CORRELATI
- Banditismo di confine (1820).

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